Storia del Comitato

Storia del comitato

Il comitato di Valletta Valsecchi (VV) è nato nel 2007, la data precisa è il 20.04.2007
con lo scopo di “perseguire e favorire il miglioramento
dell’ambiente e della qualità della vita dei residenti in equilibrio
con le altre zone cittadine”.
Abbiamo iniziato a incontrarci tra di noi durante l’epoca della
giunta Brioni. Era la stagione dell’assessore Verde
Saletta il quale sosteneva che il problema delle polveri fini in
Valletta Valsecchi dipendesse dalla strada non asfaltata sull’argine
maestro.

Patto di quartiere

Nell’estate del 2007 il Sindaco Brioni ci propose,
in una logica abbastanza pioneristica di partecipazione attiva, o di
democrazia partecipata, di stilare un cronoprogramma delle cose
che avremmo voluto si facessero. I nostri desiderata.
Creammo quattro tavoli: ambiente, manutenzione, viabilità e
qualità della vita (Welfare) e iniziammo questo bellissimo lavoro
che portammo a termine in una solenne assemblea pubblica con
la presentazione alla cittadinanza. Dopo di che, non se ne fece
più nulla.
Capimmo quindi che senza un vero contatto con le leve del
potere, i singoli cittadini non hanno alcuna possibilità di incidere
sulle decisioni pubbliche. L’unico strumento avrebbe potuto
essere quello giudiziale. Da una parte l’eventuale ricorso al TAR
(da escludere per la nostra totale, croniche e istituzionale
carenza di risorse economiche) e dall’altra quello degli esposti alla
procura delle Repubblica.

In ambito ambientale avevamo preso la buona abitudine di
monitorare tutto ciò che accadeva intorno a noi, sia in ambito
amministrativo che in ambito concreto.
Era l’epoca in cui chiedevamo fortemente una corretta
informazione sui dati e sulle emergenze, chiedevamo un serio
rapporto di confronto con le industrie e con l’arpa, chiedevamo
trasparenza sui dati e sulle metodologie impiegate.

Benzene

In particolare con ARPA emblematico è stato l’episodio del
benzene. Da tempo registravamo i dati pubblicati sul sito
dell’arpa. Per alcuni giorni vennero pubblicati dati relativi al
benzene allarmanti.
In particolare:
22 Settembre 7 mcg/m,
23 Settembre 7,5 mcg/m,
24 Settembre 8,1 mcg/m,
25 Settembre 10,1mcg/m
Si evidenziava un continuo crescendo dei valori giornalieri del
benzene (fuori norma, dato max era 6mcg/m) e, al tempo stesso
e incredibilmente, nessun cenno e/o commento da parte degli
organi di controllo nè delle autorità istituzionali.
Quando coinvolgemmo la stampa accadde il finimondo, anche
perché le risposte che ci vennero date furono talmente fuori
luogo che furono come benzina sul fuoco e allarmarono ancora di
più l’opinione pubblica. Magari non tanto per il dato, visto che
molti non conoscevano nemmeno la tossicità del benzene, ma per
la vaga presa di coscienza che forse chi avrebbe dovuto vigilare
sulla nostra salute non lo faceva adeguatamente. Il direttore
dell’ARPA, infatti, disse pubblicamente che se il dato era fuori
norma, quando fino a quel momento era stato nella norma, era
palese che il problema era tecnico. Il che è come dire che se i
nostri figli che sono normalmente sani, un giorno hanno 39 di
febbre, dobbiamo cambiare il termometro. L’assessore, da parte
sua, si giustificò che nessuno lo aveva avvertito.
Certo è che la mancanza di strumenti seri e efficaci rende
oltremodo difficile la battaglia dei cittadini se non sono le forze
politiche a fare propria la voce dei cittadini stessi.

Prospettive future

Il futuro: come lo vediamo?
Siamo degli inguaribili ottimisti, ma una vera e seria politica di
rinnovamento ambientale non la vediamo e non la possiamo
vedere se non sarà accompagnata da inevitabili, drastiche,
dolorose quanto lungimiranti, scelte politiche.
Dobbiamo essere consapevoli e solidali con quanto riferito
dall’assessore Grandi. Il problema ambientale (e il problema
occupazionale, visto che ambiente e lavoro – o ambiente e
sviluppo se lo guardiamo sotto una lente più capitalistica – vanno
di pari passo) non può più essere affrontato con soluzioni
tampone. E in questa ottica il dramma della Burgo, che
certamente è un dramma per i lavoratori, per le famiglie, ma per
la stessa città di Mantova, può e deve diventare una opportunità.
Perché se è mancata prima la lungimiranza di capire che la
soluzione del problema non poteva prescindere da una
riconversione industriale, oggi non possiamo continuare a
chiedere agli operai di sostenere loro, con le loro rinunce, con i
contratti di solidarietà, con la cassa integrazione, la crisi
economica che gli imprenditori forse avrebbero dovuto prevenire,
o almeno prevedere, adottando per tempo gli accorgimenti
opportuni. Il dramma diventa quindi l’opportunità per affrontare
un problema che oggi non è più procrastinabile. Mantova non può
più contare sull’industria della carta, ma anche del petrolchimico.
Oggi è la Burgo, domani sarà la IES, dopodomani forse Polimeri
Europa che pare però stia già attuando processi di riconversione.
La dicotomia lavoro contro ambiente fortemente sbilanciata verso
il primo, che ha ispirato lo sviluppo industriale dei primi anni del
900, non può più essere. Ma nemmeno il ricatto occupazionale è
più tollerabile. Non è più immaginabile che la salute sia barattata
per un posto di lavoro. Anche perché l’eccesso di informazione
negativa che riceviamo (vedi ILVA ma non solo) ci ha portato
ormai a essere insensibili al problema della salute collettiva e
della sua tutela. Ci ha assuefatti. Ci ha resi talmente indifferenti
che ci ha portato talvolta a credere che il problema non ci sia, sia
stato inventato da altri o riguardi solo gli altri.
Non aspettiamo di esserci coinvolti noi stessi, le nostre famiglie.
Non continuiamo a ragionare con la logica dell’orticello.
La soluzione del problema ambientale non può quindi più
prescindere da una riconversione del sistema industriale
mantovano, e quindi da una corrispondente politica di sviluppo
industriale “verde”, ma non può nemmeno prescindere da una
rinnovata etica ambientale.

Il condominio terra

Perché se ciascuno di noi non ci mette un pochino del suo e ha la
pretesa di ritenere che l’inquinamento non sia una conseguenza
anche del suo uso, talvolta eccessivo, talvolta non necessario,
dell’autovettura, del riscaldamento, dalla sua eccessiva
produzione di rifiuti, non andremo mai da nessuna parte. Se non
perdiamo l’idea dell’orticello di proprietà esclusiva da curare a
scapito degli altri, a vantaggio di un’idea “condominiale” di questa
nostra grande, amata terra, non andremo mai da nessuna parte.
Anche per quanto riguarda le bonifiche, è vero ed è giusto che
debbano essere quelli che hanno inquinato a pagare la bonifica.
Ma questa logica giustizialista deve fare anche i conti con i tempi
e i risultati della giustizia italiana. Che cosa ci servirà tra vent’anni
una sentenza di condanna contro una azienda ormai estinta? Il
problema è ora ed è già troppo tardi. Non si tratta più di decidere
chi dovrà fare o pagare le bonifiche, ma quando si faranno.
Perché se nel nostro condominio qualche idiota che non si sa chi
sia (ma i sospetti sono sempre verso qualcuno) ha rotto
l’ascensore non per questo possiamo pretendere che i condomini
facciano le scale. Perché nei condomini ci sono anche gli anziani, i
bambini, le mamme con i passeggini.
E in questa metafora condominiale, noi, di valletta valsecchi siamo
i condomini dell’ultimo piano.

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